I contenuti del blog

Le due testate del blog sono un montaggio di immagini tratte dall’opera multimediale Last riot (2005-2007) del collettivo russo AES+F, le cui sculture, parte di un’altra loro opera multimediale, Action half life (2003-2005), vengono riprodotte in un paio di post.

Quei corpi plastici, un po’ esangui, perfettamente levigati, rallentati nei movimenti su scenografie a bassa risoluzione, sono stati modelli ideali, e le loro fattezze avevamo in mente quando abbiamo scritto gli swarmer, pur decidendo di non descriverne mai l’aspetto, preferendo rappresentarne il rapporto col corpo. Dinoccolati, magri fino all’anoressia, glabri, con ogni asperità rimossa, che brillano di un erotismo algido, senza alcuna fiamma tumulto sommossa, come Francesco (“Molte ragazze gli ronzavano attorno e lui non si faceva certo pregare, si faceva portare a letto e glielo infilava meccanicamente. Quel suo corpo emaciato traballava, s’inarcava, si abbatteva su di loro aritmicamente, senza alcuna coordinazione.” pag. 29-30), o Davide pronto all’adunata (“Lo infastidiva, il suo corpo, perché non smetteva mai di barcollare. Lo urtava, letteralmente, ondeggiando a destra e sinistra, incapace di tenere la strada, sempre pronto a sbandare, a venirgli addosso. E così preferiva tenersi a distanza di sicurezza. Anzi, se avesse potuto, e si riprometteva che prima o poi ci sarebbe riuscito, lo avrebbe parcheggiato volentieri da qualche parte, il suo corpo. A casa. A scuola. O incatenato a un palo dell’alta tensione così da sbarazzarsene una volta per tutte” pag.90-91).

In homepage, la voce KillingSwarm nel menu in alto (KS, KillingSwarm, era il titolo che avevamo originariamente dato al romanzo), sono presenti estratti del libro. I post sono di 3 tipi:

  • Brani a cui, per suggestione, abbiamo associato un’immagine; per esempio “Tredicesima generazione” con Epiphany di Gottfried Helnwein in cui l’iperrealismo e il viraggio in cromie raggelate ritraggono una nascita innocente che presagisce morte; o “Piroette” con opere di Makoto Aida, un gore patinato tutto arcobaleni farfalle e sangue; o “Kapsoul” con Android Jones, psichedelia all’epoca della simulazione elettronica, quando vortici di colori e draghi laser prendono il posto della parola; o “Lux et nox” con le fotografie di Bill Henson di fragilissimi adolescenti, incrostati di alcol e fango, e pregni di una sensualità caravaggesca.
  • Brani in cui sono svelate le immagini che soggiacciono alla scrittura. Si tratta di parti del romanzo ispirate a opere d’arte e che ne sono vere e proprie trasposizioni narrativizzate, fono all’estremo delle fotografie in cui Nan Goldin ritrae suoi amici che finiscono col dare il nome a due importanti personaggi del romanzo: Mel e Valérie; analogo il caso di Tom e Lola come i protagonisti dell’omonimo film di Bertrand Arthuys. Altro esempio è “Lupi colore del tuono” che attraversa i quadri del cupo surrealista polacco Zdzisław Beksiński (ammazzato, in un tentativo di rapina, da un compagno sedicenne del figlio non poteva non avere dimora onoraria in KS), i cui viluppi d’ossa, gli abbracci scarnificati, nel gioco delle associazioni, finiscono stretti a un verso si Sylvia Plath, “dita nocchiute rattrappite sul nulla” (da Finisterre). E non a caso queste trasfigurazioni, questo giustapporre macerie, immaginario e pietra, aleggiano sempre nella mente di Luca, il concatenatore, che vive preso nei flussi che egli stesso genera o capta e fra loro intesse, finendo col mischiare storie, ricordi suggestioni, che proiettano il suo mondo, il teatro su cui tutti i personaggi del romanzo scivolano come ombre, (ombre vere o nerofumo su scenografie essenziali?), da cui quell’altro brano, “Un mischiarsi di corpi e di ombre” ispirato a due film di Terayama Shûji.
  • La colonna sonora del romanzo, con tutti i pezzi musicali in esso citati, direttamente o indirettamente, il bardo anarchico che preferisce tenersi la lucidità nelle mutande, al quale fa riferimento il preside Forza, è naturalmente il Leo Ferré de La solitudine.

Le altre due sezioni del sito sono “The naked machine”, sintesi dei due titoli burroghsiani The naked lunch e The soft machine, la macchina letteraria messa a nudo, un dietro le quinte, una serie di scambi fra gli autori che durante la stesura del romanzo si interrogano sul processo creativo in cui sono presi. E “Dolce stil novo”, considerazioni ex-post inerenti anche loro al romanzo, dalla scelta del titolo ai presupposti estetici e filosofici di cui esso, come un moderno conte philosophique, è intriso.